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Osteopatia tra Olismo e Specializzazioni

In osteopatia si sente spesso parlare di osteopati specializzati in diversi ambiti, come ad esempio l’ambito strutturale, viscerale, cranio-sacrale e biodinamico. Cosa cambia tra i diversi approcci? Come scegliere il migliore? E in tutto questo, cos’ha a che fare l’olismo nella pratica osteopatica? In questo articolo cercheremo di comprendere meglio la relazione in osteopatia tra olismo e specializzazioni per capire come orientarci nella scelta del nostro osteopata di fiducia. Olismo e Osteopatia Partiamo con la parola “olismo” e del perché è entrata a far parte del vocabolario osteopatico. Con la parola olismo si intende lo sguardo di una disciplina che osserva un sistema come molto di più della semplice somma delle singole parti. L’olismo vede nel corpo del paziente una grande intelligenza e capacità a cui è necessario approcciarsi con grande rispetto. Rollin E. Becker, famoso osteopata, affermava che il medico interiore di ogni paziente deve diventare il nostro maestro, ogni giorno. E’ quindi importante ricordare che l’osteopata deve sempre avere uno sguardo più grande. Deve vedere ciò che sta dietro a tutte le singole funzioni, osservando ciò che le unisce e le coordina con armonia. I Principi fondamentali dell’Osteopatia L’osteopatia si fonda su alcuni principi fondamentali in cui è possibile riconoscere il pensiero olistico che sta alla base. Il primo fra tutti è quello di considerare il corpo come un’unità e quindi costituito da parti che non possono essere analizzate separatamente. È fondamentale tenere sempre a mente che anche il più piccolo cambiamento di una parte condiziona tutto il resto. Ogni struttura e funzione partecipa all’equilibrio generale del corpo, prendendovene parte attiva. Il secondo principio è che il corpo possiede meccanismi di autoregolazione che gli permettono di mantenere un equilibrio dinamico e quindi di esprimere la salute. Come dicevamo prima, il medico più saggio è quello interiore. L’unico che conosce realmente la salute e che può ripristinarla. E’ da stupidi presumere di conoscere davvero come funziona un corpo. E’ importante invece riconoscere che un’intelligenza più grande lavora e gestisce processi complessi che sfuggono al nostro intelletto. L’ultimo principio è che la struttura e la funziona sono in relazione diretta tra loro e si influenzano a vicenda. Di questo argomento e di tutte le implicazioni che comporta abbiamo già parlato in un paragrafo di questo articolo. Le specializzazioni in Osteopatia Mi capita spesso di parlare con persone che mi chiedono se sono un osteopata strutturale, viscerale, biodinamico, ecc. Cerchiamo di chiarire meglio. Nello studio dell’osteopatia, didatticamente, vengono insegnate diverse materie e ogni ambito di studio serve a sviluppare la capacità di approccio alla problematica in quello specifico ambito. Ad esempio in strutturale si impara a valutare e trattare una disfunzione a livello muscolo-scheletrico. Nell’ambito viscerale si impara ad approcciare il sistema viscerale, cioè tutti gli organi del corpo con le loro fasce, legamenti e innervazione. Con le tecniche cranio-sacrali si impara a trattare il sistema meningeo del sistema nervoso, le membrane a tensione reciproca, le suture e tanto altro. In biodinamica si impara a lavorare a livello metabolico generale attraverso l’ascolto delle forze embrionali che si esprimono ancora nel corpo e aiutando il sistema vegetativo autonomo a riorganizzarsi. Esiste Davvero un Approccio Migliore di un Altro? La risposta è no. Ma questo non vuol dire che va sempre bene qualsiasi approccio. Vediamo perché. Prima di andare avanti e per capire meglio quello che segue vi invito a leggere questo articolo che parla della disfunzione primaria. Semplificando molto, la disfunzione primaria è ciò che più influenza il corpo del paziente e che porta un adattamento importante a tutto il sistema. In poche parole è l’origine e la causa principale del problema. A parità di sintomi, pazienti diversi possono avere disfunzioni primarie diverse. Ad esempio una lombalgia può essere causata da un sovraccarico strutturale o da un’irritazione viscerale. Oppure da una tensione che arriva dal sistema cranio-sacrale, o da una problematica più sistemica. E’ impossibile dire a priori dove risiede il vero problema. Ogni paziente necessita quindi dell’approccio specifico in base alla sua disfunzione primaria. E’ per questo motivo che un osteopata deve essere il più completo possibile. Deve sapere valutare e trattare ogni parte del corpo e utilizzare le tecniche e le conoscenze specifiche per ogni caso. Il Problema delle Specializzazioni Nella nostra epoca ormai esiste uno specialista per ogni genere di problema. Ma spesso più ci si specializza e più si perde quello sguardo globale capace di inquadrare il problema nella sua totalità. Facciamo un esempio. Se un paziente ha un dolore al piede e va dal medico di base probabilmente verrà mandato a fare delle radiografie al piede e poi inviato ad un ortopedico. Non trovando niente di strano verrà inviato a sua volta ad un podologo che magari gli farà una soletta da infilare nella scarpa perché verrà riscontrato un appoggio scorretto del piede. Così il problema viene sempre più inquadrato nello specifico, ma in una direzione che si perde sempre più nel “piccolo”. Ben presto sarà impossibile accorgersi, ad esempio, della presenza di una tensione viscerale che ha portato tutto il bacino ad adattarsi. Il conseguente squilibrio agli arti inferiori avrà magari causato un sovraccarico al piede che avrà modificato il suo appoggio. Ma il piede non è la vera origine del problema. Osteopatia tra Olismo e Specializzazioni Il problema della specializzazione purtroppo affligge spesso anche alcuni osteopati che si definiscono specializzati in un solo determinato ambito osteopatico. A questo punto dell’articolo spero sia ormai chiaro come questo vada in contrasto con le fondamenta stesse dell’osteopatia. Dunque un bravo osteopata è colui che prima di tutto preserva e comprende l’importanza di non perdere mai quello sguardo olistico e globale sul paziente e che non smette mai di imparare e cercare di migliorarsi in ogni ambito dell’osteopatia.

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La Disfunzione Primaria

Se ti sei mai chiesto perché l’osteopata sembra spesso concentrarsi su parti del corpo apparentemente distanti dai sintomi, allora sei nel posto giusto. La risposta sta in un concetto fondamentale dell’osteopatia noto come “disfunzione primaria”. In questo articolo, esploreremo questo concetto e come esso sia cruciale per la pratica osteopatica. Per arrivare a comprendere a pieno la sua importanza sarà necessario prima introdurre alcuni concetti fondamentali. Definizione della Disfunzione Osteopatica La disfunzione osteopatica è definita come un’alterazione nell’organizzazione neurologica, vascolare e tissutale di una specifica area del corpo. Essa può coinvolgere muscoli, visceri, il sistema neurologico, vascolare, ecc. e condiziona l’equilibrio di tutto il sistema. In parole più semplici, si tratta di un cambiamento della struttura e della funzione di una parte del corpo che riduce il movimento dell’area e modifica il metabolismo locale, causando adattamenti nel corpo. Ad esempio, una gastrite cronica può rendere i tessuti attorno allo stomaco più densi e fibrotici. Questo può impedire i movimenti fisiologici dello stomaco stesso, lo scorrimento di vasi e nervi di quella zona. Di conseguenza viene alterata la funzione di tutta l’area, portando il corpo a doversi adattare attorno ad essa. Struttura e Funzione In osteopatia la relazione tra struttura e funzione è fondamentale per capire come si strutturano le disfunzioni. L’esempio riportato sopra può dare un’idea di questa stretta connessione. L’alterazione della struttura delle fasce che rivestono lo stomaco causata da un’infiammazione cronica, va ad alterare il funzionamento di tutta l’area, modificando le funzioni dei sistemi intorno. Ad esempio, i nervi riceveranno segnali irritativi portando in spasmo i muscoli a loro connessi. I vasi faranno più fatica a distribuire elementi nutritivi e ad eliminare elementi infiammatori e di scarto. Tutto questo porta i tessuti in sofferenza. Questa funzionalità alterata porterà a sua volta nel tempo ad un’alterazione della struttura. La struttura influenzerà la funzione, che a sua volta influenzerà la struttura. E così via, in un circolo vizioso. Questo concetto è molto importante e tornerà utile nella comprensione del processo di guarigione del corpo e di come il trattamento può trasformare un circolo vizioso in un circolo virtuoso. Il Carico Allostatico e l’Equilibrista Il corpo fortunatamente ha grandi risorse ed è capace di adattarsi a tante disfunzioni. L’insieme di tutte le disfunzioni e quindi di tutti gli adattamenti a cui deve ricorrere è chiamato carico allostatico. Possiamo paragonare il nostro corpo ad un equilibrista esperto che cammina su una corda tesa e alle disfunzioni come ad oggetti di un certo peso. Se all’equilibrista che cammina sulla corda tesa viene chiesto di tenere in mano un oggetto, dovrà adattare il suo baricentro per non cadere. Un bravo equilibrista può afferrare diversi oggetti, ma cosa succede se ad un certo punto non riesce più ad adattarsi ad un nuovo carico e perde l’equilibrio? E’ in questo momento che il dolore si manifesta. Il carico allostatico diventa eccessivo e il corpo non trova più un modo per adattarsi all’ennesimo carico. Il Dolore e la Disfunzione Primaria Questo modo di guardare al dolore apre lo sguardo ad un punto di vista nuovo. Non più ad una relazione diretta di causa/effetto, ma ad una somma di piccoli e grandi adattamenti che portano il sistema ad avere sempre meno risorse disponibili, fino ad esaurirle completamente. Un esempio comune è il classico paziente che racconta di come piegandosi a raccogliere una penna a terra sia rimasto bloccato con la schiena per settimane, convinto che quel piccolo movimento gli abbia fatto “uscire un’ernia”. Se ripensiamo all’equilibrista appare ovvio che quel movimento non sia stato altro che l’ennesimo peso da mantenere in equilibrio e che sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A questo punto sarà chiaro che il lavoro da fare sarà indagare su tutta la situazione completa dei carichi presenti. Soprattutto cercando il più pesante, cioè quello che ha un peso maggiore per il sistema e che condiziona maggiormente l’equilibrio di tutto il corpo. Eccoci arrivati dunque alla ricerca della disfunzione primaria. L’Importanza di Non Inseguire il Sintomo Dopo avermi seguito in questi passaggi per comprendere meglio e a grandi linee il funzionamento del sistema, siamo arrivati a capire l’importanza della ricerca della disfunzione primaria. Se avete seguito con attenzione vi sarà chiara l’importanza di non inseguire il sintomo in osteopatia. Il compito dell’osteopata non è quello di spegnere il sintomo, ma piuttosto di rimettere l’intero sistema nelle condizioni di poter ritrovare da solo un nuovo equilibrio più efficiente. E questo è possibile andando a trovare e a trattare la disfunzione primaria, cioè l’origine dei più grandi adattamenti che stanno avvenendo nel corpo. Esempio Nei primi paragrafi parlavamo di come una gastrite cronica crea adattamenti in tutta l’area sotto e sovra diaframmatica. Spesso in questi casi si può avere un’irritazione del nervo frenico, il nervo che innerva il muscolo diaframma. Questo nervo nasce a livello della colonna cervicale scendendo poi all’interno del torace. La sua irritazione può causare lo spasmo della muscolatura cervicale, limitando il movimento del collo e non solo. Quindi capita spesso che il paziente si presenta in studio per un dolore cervicale, ma il suo vero problema non si trova lì, bensì a livello dello stomaco. Se si trattasse solo la cervicale potrebbe magari uscire un po’ più alleggerito, ma in poche ore o giorni tornerebbe come prima. Questo perché l’equilibrio del corpo non è davvero cambiato. La disfunzione primaria che ha il peso maggiore nell’equilibrio del sistema è ancora lì e continua a condizionare tutto il resto. Spesso, una volta liberata la disfunzione primaria non è neppure necessario lavorare sull’area del sintomo. Sarà il corpo stesso a ritrovare il nuovo equilibrio e ridistribuire nel corpo tutte le tensioni con la grande saggezza che gli è propria. Se ti chiedi nella pratica come può l’osteopata trovare la disfunzione primaria, ti invito a leggere questo articolo. Qui racconto meglio l’arte di questa disciplina, la cui caratteristica è proprio lo sviluppo della sensibilità palpatoria.

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L’Arte dell’Osteopatia: la Sensibilità che Distingue gli Osteopati

L’osteopatia è una disciplina affascinante che si distingue da altre professioni per una caratteristica unica: la sensibilità palpatoria. Questa abilità è tanto straordinaria quanto affascinante e la possiamo paragonare alla sensibilità di un musicista nell’ascoltare variazioni impercettibili di note musicali o a quella di un sommelier nell’identificare gli aromi più sottili in un bicchiere di vino. Ma cosa significa esattamente questa “sensibilità palpatoria”? Immaginate un ragno sulla sua tela. Quando un insetto cade su di essa, il ragno è in grado di percepire le vibrazioni e le tensioni sotto le sue zampe. Questo gli permette di sapere esattamente dove si trova la preda. Ebbene, gli osteopati, in un certo senso, fanno qualcosa di simile. Quando posano le mani sul paziente, non stanno semplicemente eseguendo una serie di mosse meccaniche. Stanno, invece, esplorando un mondo di informazioni tattili e cinestetiche. La ricerca della Disfunzione Primaria L’arte dell’osteopatia è quella di individuare tensioni e squilibri nascosti all’interno del corpo. Questa sensibilità è la chiave per scoprire ciò che potrebbe sfuggire alla mano non esperta. Le tensioni nei tessuti sono come piccole “note stonate” nella sinfonia del nostro corpo. Gli osteopati sono i “musicisti” che sanno ascoltarle e individuarle. Quando un osteopata individua una tensione può seguirla fino a trovare la disfunzione primaria, cioè quella disfunzione che sta alterando in maniera consistente l’equilibrio del sistema. Se sei interessato a questo concetto osteopatico fondamentale trovi un approfondimento in questo articolo. Il Ruolo Chiave della Sensibilità Palpatoria nel Trattamento Oltre ad individuare la disfunzione primaria, la sensibilità palpatoria sarà fondamentale per decidere l’approccio migliore al trattamento. Bisogna ricordare che è sempre il corpo a sapere ciò di cui ha veramente bisogno e per questo l’ascolto dei tessuti diventa essenziale. Lasciarsi guidare dal corpo è un’arte che si impara con tanta pazienza e pratica. Ogni paziente è diverso e non ha senso utilizzare protocolli standard per tutti, al contrario è fondamentale sviluppare un ascolto che permette di dialogare con il sistema unico del paziente. Un ascolto attento e delicato capace di interpretare le reazioni dei tessuti agli stimoli delle mani esperte.

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