Osteopatia Per Tutti

Modello di Encefalo e Sistema Nervoso usato in studio a Magenta
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Osteopatia Cranio-Sacrale

L’osteopatia cranio sacrale è un ambito di trattamento osteopatico che ha un ruolo importante nella pratica quotidiana di ogni osteopata. Spesso rimane però quasi incomprensibile allo sguardo inesperto del paziente. In questo articolo spiegheremo come l’osteopatia cranio sacrale è nata e si è evoluta nel tempo e cosa fa l’osteopata quando appoggia le mani sulla testa di un paziente.  Storia dell’Osteopatia Cranio Sacrale Per introdurre l’argomento dell’osteopatia cranio sacrale è importante iniziare dalla nascita di questo approccio. William Garner Sutherland William Garner Sutherland era uno dei più brillanti allievi di A. T. Still, il fondatore dell’osteopatia. Durante i suoi studi ebbe delle intuizioni che lo portarono a mettere in dubbio la totale immobilità e staticità delle ossa del cranio.  In uno dei suoi racconti, ricorda che un giorno guardando un cranio disarticolato la sua curiosità fu attratta dalle ossa temporali. I margini di queste ossa sembravano fatti proprio per dare la possibilità di movimento. Per anni tenne per sé i suoi studi e scoperte e iniziò a studiare nel dettaglio tutte le ossa craniche. In particolare all’inizio si concentrò sulle suture e le sue osservazioni confermarono le intuizioni che aveva avuto. Dopo diversi anni di studi, esperimenti su se stesso e di pratica con i pazienti, pubblicò il suo primo libro con le sue scoperte. Il libro era così “audace” per l’epoca che fu costretto a riscriverlo in una versione più accettabile per la medicina del tempo.  Una Vita di Ricerca Oltre a parlare delle possibilità di movimento delle suture ossee, introdusse anche lo studio e l’approccio alle membrane che mantengono in relazione le ossa del cranio, il sacro e tutto il sistema nervoso. Continuò le sue ricerche e studi per tutta la vita addentrandosi sempre più nel profondo e ricercando ciò che stava all’origine di tutti i movimenti che percepiva.  Passò dallo studio delle ossa, a quello delle membrane, fino al liquor e ai fluidi che scorrono al loro interno. Come raccontiamo in questo articolo sulla biodinamica arrivò a coniare il termine “Respiro della Vita“. Con questo termine si riferiva alla forza che porta i liquidi stessi a muoversi e a portare la salute in tutto il corpo.  Sutherland fu un pioniere in questo ambito e ancora oggi le sue intuizioni sono le fondamenta del lavoro di ogni osteopata.  L’Importanza della Valutazione del Cranio  La valutazione del cranio è fondamentale per valutate lo stato del sistema del paziente. La salute nasce prima di tutto dal sistema nervoso che coordina ed esprime la capacità del corpo di mantenere in armonia tutte le sue parti. Per questo motivo proprio la palpazione del cranio può darci un’idea dell’espressione della salute e della vitalità del paziente. Ma come si traduce nella pratica questa espressione di salute? Nel prossimo paragrafo risponderemo a questa domanda. Meccanismo Respiratorio Primario (MRP) In osteopatia cranio sacrale viene definito meccanismo respiratorio primario il movimento ritmico che si produce dalle spinte del sistema nervoso che a cascata mette in moto le ossa del cranio e l’osso sacro. Può sembrare difficile, ma ora vi spiego meglio. Per immaginare come il sistema nervoso può generare questo movimento possiamo pensare ad un neonato. Nei primi mesi di vita il sistema nervoso va incontro ad una grandissima crescita e genera pressioni su tutte le ossa del cranio. Le ossa del neonato hanno una grande plasticità e assecondano le spinte del cervello in crescita. Queste spinte sono presenti anche nell’adulto, anche se non più così forti. Il cervello dell’adulto non è più in crescita, ma i fasci delle sue cellule preservano una motilità, come d’altronde tutte le cellule del corpo. E’ per questo motivo che le suture non sono completamente bloccate, ma mantengono la possibilità e la capacità di assecondare piccole pressioni che arrivano dalle spinte del sistema nervoso. L’osteopata conosce come ogni singolo osso dovrebbe muoversi fisiologicamente durante questi movimenti e può quindi valutare se sono presenti disfunzioni. Il cranio avrà una fase di espansione che durerà qualche secondo, e una fase di ritorno allo stato iniziale. Durante queste fasi ogni struttura sarà sottoposta a tensioni che cambieranno e che potranno essere studiate dalla mano attenta dell’osteopata. Strutture Trattabili in Osteopatia Cranio Sacrale Appoggiando le mani sul cranio di un paziente cosa è possibile valutare e trattare? Suture Le ossa del cranio sono unite tra loro attraverso articolazioni chiamate suture. Come abbiamo già spiegato queste articolazioni non sono di certo mobili come quelle di un gomito o di una spalla, ma nonostante questo hanno la possibilità di resistere alle pressioni interne ed esterne compiendo piccoli movimenti. Assicurarsi che la capacità di movimento sia conservata è essenziale per la salute del paziente. Membrane a Tensione Reciproca Le ossa sono mantenute in tensione dalle membrane che le ricoprono all’interno. Queste membrane sono appunto chiamate “membrane a tensione reciproca“. Sono formate dallo strato meningeo più esterno, la dura madre, cioè la membrana che avvolge e protegge tutto il sistema nervoso e che si inserisce sulle ossa. Queste membrane mantengono l’equilibrio tra tutte le parti dell’encefalo.   Per capire meglio possiamo immaginare un paracadute. L’aria che lo gonfia è l’espansione e la spinta del sistema nervoso, i tiranti sono le membrane che mantengono l’equilibrio e dirigono le spinte.  Avere delle tensioni omogenee ed equilibrate permette un’espressione e uno stato di salute migliore del sistema.  Per valutarle l’osteopata appoggia le mani sul cranio del paziente e mettendo in tensione le ossa tra loro può valutare le membrane al loro interno e se necessario trattarle in modo da ribilanciare le tensioni.  Liquidi nel Cranio Altre strutture che è possibile valutare sono i seni venosi cranici e i ventricoli, proprio perché nascono tra le membrane a tensione reciproca.  I seni venosi sono gli spazi in cui scorre il sangue venoso che viene portato via dal cranio per tornare al cuore.  Un drenaggio appropriato del cranio è fondamentale per permettere una funzione corretta del sistema nervoso che in questo modo può eliminare tutti gli elementi di scarto e tossine. Soprattutto per chi soffre di emicrania, avere un sistema di seni venosi funzionale è fondamentale per eliminare tutte le sostanze infiammatorie che si accumulano durante un attacco di emicrania. 

Onde del mare che rappresentano l'energia dell'osteopatia Biodinamica
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Osteopatia Biodinamica

Cos’è l’osteopatia biodinamica? Come funziona e su che principi si fonda? In questo articolo cercherò di rispondere in maniera più semplice possibile a queste domande. Come sempre, per comprendere meglio questo approccio è importante chiarire alcuni concetti fondamentali. Iniziamo subito. Buona lettura! Osteopatia Biodinamica L’osteopatia biodinamica è un approccio di trattamento che come gli altri tipi di approccio osteopatico cerca di ripristinare la salute del paziente stimolando l’attivazione di processi terapeutici. Ciò per cui differisce è però un approccio non più orientato alla ricerca della disfunzione e del problema. Al contrario, al centro del trattamento sta la ricerca della salute. Il Concetto di Salute In biodinamica, e non solo, la salute viene definita come la capacità del sistema di relazionarsi con l’ambiente. Maggiori sono le capacità del corpo di stare in relazione a ciò che lo circonda e maggiore sarà la sua salute. Allo stesso modo sarà maggiore anche la sua resilienza, cioè la capacità di resistere a stimoli perturbanti esterni, senza perdere il suo equilibrio. Questa definizione di salute è sempre più condivisa in tutti i campi. Anche a livello psicologico esistono ormai tanti studi su questo argomento. Per comprendere gli effetti pratici di questa definizione riporto uno studio che ha dimostrato come la solitudine, quindi una ridotta capacità di relazione con l’ambiente, a lungo termine abbia effetti dannosi di entità pari a quelli di una persona che fuma 15 sigarette al giorno. Dobbiamo sempre ricordare che l’uomo è un essere che necessita di relazioni e scambi. Lo stesso vale per il suo sistema che necessita di armonia con l’esterno e capacità di adattamento per esprimere a pieno le sue funzioni vitali. L’osteopatia biodinamica pone la sue basi su questo concetto fondamentale. Le Forze della Salute, dall’Embrione all’Uomo Come dicevamo prima, in osteopatia biodinamica, rispetto a tutti gli altri tipi di approccio c’è una differenza fondamentale. Mentre nell’osteopatia tradizionale si cerca e si insegue la disfunzione, cioè ciò che non sta funzionando correttamente nel corpo, in osteopatia biodinamica si cercano e si sostengono le forze che nel corpo stanno esprimendo la salute. L’obiettivo diventa accompagnare queste forze ad esprimersi e a riprendere forza e contatto con il corpo intero. Le forze che mantengono la salute nel corpo sono le stesse forze che appaiono nell’embrione e portano a compimento il piano che formerà l’individuo nella sua interezza. La Forza Primitiva Intorno al 17esimo giorno di gestazione nell’ammasso cellulare ancora informe appare una linea che comincerà a crescere fino a raggiungere i due poli dell’embrione. Nasce così la linea mediana del corpo. Ma come ribadisce spesso Blechschmidt, importante embriologo tedesco, dietro ad ogni struttura che si forma bisogna sempre cercare le forze e il campo metabolico che l’hanno generata. Dietro questa linea scopriamo la prima forza primitiva che organizza lo sviluppo dell’uomo. Esprimendosi nel corpo crea coerenza tra tutte le cellule e i sistemi dell’organismo. Sarà proprio questa forza che coordinerà lo sviluppo dell’embrione e sarà l’espressione della salute del corpo. Sarà il punto da cui un’armonia generale potrà nascere, in cui ogni parte del corpo troverà il suo compito e si specializzerà senza perdere il contatto con il tutto. La Notocorda Questa linea mediana genera la notocorda. Una struttura che serve da asse stabile e fermo, in cui avvengono pochissimi processi metabolici. Come un cardine di una porta che funge da punto fisso e da cui tutti i movimenti possono nascere. Questa struttura piano piano scomparirà lasciando spazio ad altri tessuti che andranno dall’ipofisi, ghiandola alla base del cranio, al coccige, scendendo lungo il centro di tutta la colonna vertebrale. La forza che l’ha generata rimane presente e continua ad esprimersi anche nell’adulto. L’Espressione della Salute nell’Adulto Come dicevamo, nell’adulto questa forza è ancora presente. Il principio di salute rimane e continua la sua funzione mantenendo tutte le parti del corpo in armonia. E’ come un campo al cui interno è possibile uno scambio di informazioni e che permette ad ogni cellula di rimanere in relazione con tutte le altre. Questa forza è ciò che regola il metabolismo, cioè tutti i processi di scambio e trasformazione che avvengono a livello cellulare e sistemico. Come si Percepisce? L’osteopata che ha seguito un corso dedicato, può imparare a percepire questa forza. Sono corsi post graduate perché necessitano di esperienza e di una grande sensibilità. Un Ascolto Nuovo In questo articolo abbiamo già parlato di cos’è l’ascolto in ambito osteopatico. Con questa parola non ci si riferisce all’ascolto delle parole del paziente, ma all’ascolto dei tessuti del suo corpo e delle informazioni che essi ci danno. L’espressione di questa forza è percepibile come un movimento globale di espansione e di ritorno, simile a quello che l’osteopata percepisce anche in altri ambiti, come quello cranio-sacrale o fasciale. La differenza sta nella lentezza dei ritmi e nella globalità di questo movimento che si esprime in tutto il corpo. Un’Attenzione Globale Per poter mettersi in contatto con questi ritmi è necessario un cambio totale nell’attenzione che l’osteopata dirige sul paziente. Se normalmente ci si mette in ascolto delle tensioni focalizzando l’attenzione sempre più fino a rintracciare la causa del problema, in biodinamica è l’opposto. L’attenzione dell’osteopata deve rimane aperta sull’interezza del paziente, non deve mai farsi catturare da una sua parte. Il tocco deve essere leggerissimo, come gli insetti che riescono a rimanere appoggiati alla superficie dell’acqua. È un grandissimo lavoro di attenzione in cui l’operatore deve prima di tutto mettersi in ascolto del suo sistema per diventare come un’ àncora di una barca. Deve essere lui il punto fisso e non deve perdersi nell’ascolto del paziente. Fasi del Trattamento In osteopatia biodinamica il trattamento nasce già dall’ascolto stesso. L’attenzione che si porta sulla globalità del paziente già di per sè sostiene e accompagna la salute ad esprimersi con più forza e coerenza. E’ possibile però riconoscere alcuni momenti importanti durante il trattamento che permettono anche di valutare lo stato di salute del sistema. La Fase di Neutro Prima della comparsa dei ritmi di espansione e di ritorno di cui parlavamo prima, è necessario aiutare il corpo a trovare una coerenza di fase

Immagine di una catena spezzata, simbolo della rottura del circolo vizioso nel trattamento osteopatico applicato dal Dott. Marco Cuccaro
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Il Trattamento Ostopatico

In cosa consiste il trattamento osteopatico? In questo articolo cercherò di spiegarvi le fasi principali di un trattamento raccontando i concetti che stanno alla base della valutazione, del trattamento e del processo terapeutico. Find It, Fix It and Leave It Alone Questa è una frase famosa in osteopatia che fa da guida e racchiude il senso del trattamento osteopatico. Tradotta significa: “Trovala, aggiustala e lasciala sola“. L’oggetto della frase è la disfunzione primaria, di cui abbiamo ampiamente parlato in questo articolo. Semplificando molto, la disfunzione primaria è ciò che più influenza il corpo del paziente e che porta un adattamento importante a tutto il sistema. In poche parole è l’origine e la causa principale del problema. Nel trattamento osteopatico troviamo 3 fasi importanti: – la valutazione – il trattamento – il processo terapeutico La Valutazione Osteopatica La valutazione è la fase più importante, perché è il momento in cui l’osteopata ricerca nel corpo la disfunzione primaria. E’ fondamentale spendere del tempo in questa ricerca perché se la disfunzione primaria viene individuata allora, una volta sistemata, si avrà davvero la possibilità di far star meglio il paziente. Questa fase non è semplice perché il nostro corpo ha molte disfunzioni anche fisiologiche, cioè tutti gli adattamenti che il sistema attua per mantenere il corpo in equilibrio. La Catena Lesionale Pensiamo a quando ci è capitato di prendere una storta ad una caviglia. Ovviamente per continuare a camminare è necessario prendere degli accorgimenti. Non è più possibile caricare tutto il peso su quel piede, ma bisogna distribuire il peso diversamente. Il corpo si adatterà quindi alla nuova situazione. Le ginocchia avranno un carico diverso e di conseguenza anche il bacino e le anche. Lo stesso farà la colonna che si dovrà adattare magari curvandosi più da un lato. Questa è definita “catena lesionale“, cioè la serie di adattamenti che il corpo genera a partire da una un’area disfunzionante. La catena lesionale nasce dall’incapacità del corpo di gestire una zona. Il sistema allora organizza tutto ciò che c’è intorno ad essa per compensare ciò che l’area disfunzionante non è più in grado di fare. E’ importante ricordare che tutti questi adattamenti rappresentano il modo migliore che il corpo ha trovato per mantenere in equilibrio il sistema. Quest’ultima semplice frase racchiude una visione profonda: ogni adattamento è necessario all’equilibrio e alla salute del paziente e quindi pretendere che il corpo sia perfettamente “dritto e simmetrico” è un errore. Pensiamo a una persona che si reca dal medico con le stampelle perché non può appoggiare un piede. Sarebbe stupido pretendere che il paziente lasci le stampelle per tornare a camminare senza prima essersi assicurati che il piede sia guarito. Le stampelle sono necessarie per la sua salute, per permettergli di continuare la vita di tutti i giorni. Allo stesso modo alcune disfunzioni sono necessarie e non vanno eliminate se prima non abbiamo corretto la disfunzione primaria. Per questo la mano dell’osteopata deve indagare a fondo lungo la catena lesionale per cercare ciò che sta mantenendo attivo il problema. L’Ascolto In osteopatia con la parola “ascolto” non ci si riferisce all’ascolto delle parole del paziente, ma all’ascolto dei tessuti del suo corpo e a ciò che ci dicono. In questo articolo abbiamo parlato della caratteristica principale dell’osteopata, cioè la sensibilità che si sviluppa in questo tipo di ascolto. La mano dell’osteopata diventa quindi lo strumento fondamentale per rintracciare le disfunzioni e dialogare con i tessuti. Quando la mano viene poggiata sulla pelle del paziente, in base alla pressione si possono raggiungere diversi strati di tessuti. Una volta raggiunto l’organo, la fascia o il tessuto che ci interessa si dà un piccolo stimolo e si rimane in ascolto. In base alla reazione del tessuto si riceve un’informazione. Nel tempo e con tanta pratica si diventa esperti nell’interpretare i vari tipi di informazioni e si impara a dialogare con il corpo. Parametri di Valutazione Prima di iniziare a trattare è importante decidere alcuni parametri che ci serviranno per rivalutare il cambiamento che avverrà nel corpo dopo il trattamento. Questi parametri possono essere ad esempio movimenti delle braccia, delle gambe, del collo o di altre parti del corpo che al momento della valutazione presentano una tensione collegata alla disfunzione primaria. Osservare il cambiamento della quantità e della qualità del movimento o del rilascio della tensione è importante sia per l’osteopata sia per il paziente. Per l’osteopata, soprattutto nei primi anni di pratica, può servire come conferma più oggettiva di ciò che sente in maniera più sottile con la sua mano. Per il paziente è utile per rendersi conto del cambiamento che c’è stato. Questo dà fiducia e aiuta sia i processi di guarigione sia a favorire un maggiore ascolto del proprio corpo. Il Trattamento Osteopatico Lo scopo dell’osteopata è stimolare e accompagnare il corpo a trovare un’organizzazione migliore di quell’area disfunzionale. Nel momento in cui la disfunzione primaria viene liberata, cioè torna ad essere gestita in maniera efficace dal corpo, tutto il sistema può trovare un nuovo equilibrio completamente diverso. Ogni parte può tornare a svolgere il suo compito originale e la catena lesionale può essere ripristinata. Il Trattamento Osteopatico nella Pratica Il trattamento osteopatico viene eseguito a partire dall’ascolto di cui abbiamo parlato prima. Contattando il tessuto che ci interessa possiamo applicare forze dirette o indirette, cioè che aumentano la tensione o la diminuiscono, per chiedere al corpo di riorganizzare quell’area. Esistono tantissimi tipi di tecniche, ma non affronterò questo vasto argomento in questo articolo. Quello che ci tengo a sottolineare è che il trattamento è legato profondamente al paziente e alla risposta unica del suo sistema. Di conseguenza, difficilmente verranno eseguiti due trattamenti uguali tra diversi pazienti. E lo stesso vale anche per il singolo paziente, perché dopo ogni trattamento l’organizzazione del suo sistema cambierà e il trattamento cambierà con esso. Per questo è impossibile stabilire dei protocolli standard per le diverse problematiche e questa è proprio la bellezza di questa professione: l’unicità del paziente distrugge la routine e obbliga l’osteopata ad affrontare con curiosità e novità ogni caso. Come si Corregge una Disfunzione? Tutte le tecniche che vengono utilizzate nel trattamento osteopatico hanno l’obbiettivo di rimodulare le afferenze del sistema nervoso per avere un cambiamento. Capiamo cosa

mosaico che forma un cerchio, simbolo dell'olismo secondo l'osteopata Marco Cuccaro
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Osteopatia tra Olismo e Specializzazioni

In osteopatia si sente spesso parlare di osteopati specializzati in diversi ambiti, come ad esempio l’ambito strutturale, viscerale, cranio-sacrale e biodinamico. Cosa cambia tra i diversi approcci? Come scegliere il migliore? E in tutto questo, cos’ha a che fare l’olismo nella pratica osteopatica? In questo articolo cercheremo di comprendere meglio la relazione in osteopatia tra olismo e specializzazioni per capire come orientarci nella scelta del nostro osteopata di fiducia. Olismo e Osteopatia Partiamo con la parola “olismo” e del perché è entrata a far parte del vocabolario osteopatico. Con la parola olismo si intende lo sguardo di una disciplina che osserva un sistema come molto di più della semplice somma delle singole parti. L’olismo vede nel corpo del paziente una grande intelligenza e capacità a cui è necessario approcciarsi con grande rispetto. Rollin E. Becker, famoso osteopata, affermava che il medico interiore di ogni paziente deve diventare il nostro maestro, ogni giorno. E’ quindi importante ricordare che l’osteopata deve sempre avere uno sguardo più grande. Deve vedere ciò che sta dietro a tutte le singole funzioni, osservando ciò che le unisce e le coordina con armonia. I Principi fondamentali dell’Osteopatia L’osteopatia si fonda su alcuni principi fondamentali in cui è possibile riconoscere il pensiero olistico che sta alla base. Il primo fra tutti è quello di considerare il corpo come un’unità e quindi costituito da parti che non possono essere analizzate separatamente. È fondamentale tenere sempre a mente che anche il più piccolo cambiamento di una parte condiziona tutto il resto. Ogni struttura e funzione partecipa all’equilibrio generale del corpo, prendendovene parte attiva. Il secondo principio è che il corpo possiede meccanismi di autoregolazione che gli permettono di mantenere un equilibrio dinamico e quindi di esprimere la salute. Come dicevamo prima, il medico più saggio è quello interiore. L’unico che conosce realmente la salute e che può ripristinarla. E’ da stupidi presumere di conoscere davvero come funziona un corpo. E’ importante invece riconoscere che un’intelligenza più grande lavora e gestisce processi complessi che sfuggono al nostro intelletto. L’ultimo principio è che la struttura e la funziona sono in relazione diretta tra loro e si influenzano a vicenda. Di questo argomento e di tutte le implicazioni che comporta abbiamo già parlato in un paragrafo di questo articolo. Le specializzazioni in Osteopatia Mi capita spesso di parlare con persone che mi chiedono se sono un osteopata strutturale, viscerale, biodinamico, ecc. Cerchiamo di chiarire meglio. Nello studio dell’osteopatia, didatticamente, vengono insegnate diverse materie e ogni ambito di studio serve a sviluppare la capacità di approccio alla problematica in quello specifico ambito. Ad esempio in strutturale si impara a valutare e trattare una disfunzione a livello muscolo-scheletrico. Nell’ambito viscerale si impara ad approcciare il sistema viscerale, cioè tutti gli organi del corpo con le loro fasce, legamenti e innervazione. Con le tecniche cranio-sacrali si impara a trattare il sistema meningeo del sistema nervoso, le membrane a tensione reciproca, le suture e tanto altro. In biodinamica si impara a lavorare a livello metabolico generale attraverso l’ascolto delle forze embrionali che si esprimono ancora nel corpo e aiutando il sistema vegetativo autonomo a riorganizzarsi. Esiste Davvero un Approccio Migliore di un Altro? La risposta è no. Ma questo non vuol dire che va sempre bene qualsiasi approccio. Vediamo perché. Prima di andare avanti e per capire meglio quello che segue vi invito a leggere questo articolo che parla della disfunzione primaria. Semplificando molto, la disfunzione primaria è ciò che più influenza il corpo del paziente e che porta un adattamento importante a tutto il sistema. In poche parole è l’origine e la causa principale del problema. A parità di sintomi, pazienti diversi possono avere disfunzioni primarie diverse. Ad esempio una lombalgia può essere causata da un sovraccarico strutturale o da un’irritazione viscerale. Oppure da una tensione che arriva dal sistema cranio-sacrale, o da una problematica più sistemica. E’ impossibile dire a priori dove risiede il vero problema. Ogni paziente necessita quindi dell’approccio specifico in base alla sua disfunzione primaria. E’ per questo motivo che un osteopata deve essere il più completo possibile. Deve sapere valutare e trattare ogni parte del corpo e utilizzare le tecniche e le conoscenze specifiche per ogni caso. Il Problema delle Specializzazioni Nella nostra epoca ormai esiste uno specialista per ogni genere di problema. Ma spesso più ci si specializza e più si perde quello sguardo globale capace di inquadrare il problema nella sua totalità. Facciamo un esempio. Se un paziente ha un dolore al piede e va dal medico di base probabilmente verrà mandato a fare delle radiografie al piede e poi inviato ad un ortopedico. Non trovando niente di strano verrà inviato a sua volta ad un podologo che magari gli farà una soletta da infilare nella scarpa perché verrà riscontrato un appoggio scorretto del piede. Così il problema viene sempre più inquadrato nello specifico, ma in una direzione che si perde sempre più nel “piccolo”. Ben presto sarà impossibile accorgersi, ad esempio, della presenza di una tensione viscerale che ha portato tutto il bacino ad adattarsi. Il conseguente squilibrio agli arti inferiori avrà magari causato un sovraccarico al piede che avrà modificato il suo appoggio. Ma il piede non è la vera origine del problema. Conclusioni Il problema della specializzazione purtroppo affligge spesso anche alcuni osteopati che si definiscono specializzati in un solo determinato ambito osteopatico. A questo punto dell’articolo spero sia ormai chiaro come questo vada in contrasto con le fondamenta stesse dell’osteopatia. Dunque un bravo osteopata è colui che prima di tutto preserva e comprende l’importanza di non perdere mai quello sguardo olistico e globale sul paziente e che non smette mai di imparare e cercare di migliorarsi in ogni ambito dell’osteopatia.

Un equilibrista sta in equilibrio sulla corda. La scarpa rossa rappresenta la Disfunzione Primaria
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La Disfunzione Primaria

Se ti sei mai chiesto perché l’osteopata sembra spesso concentrarsi su parti del corpo apparentemente distanti dai sintomi, allora sei nel posto giusto. La risposta sta in un concetto fondamentale dell’osteopatia noto come “disfunzione primaria”. In questo articolo, esploreremo questo concetto e come esso sia cruciale per la pratica osteopatica. Per arrivare a comprendere a pieno la sua importanza sarà necessario prima introdurre alcuni concetti fondamentali. Definizione della Disfunzione Osteopatica La disfunzione osteopatica è definita come un’alterazione nell’organizzazione neurologica, vascolare e tissutale di una specifica area del corpo. Essa può coinvolgere muscoli, visceri, il sistema neurologico, vascolare, ecc. e condiziona l’equilibrio di tutto il sistema. In parole più semplici, si tratta di un cambiamento della struttura e della funzione di una parte del corpo che riduce il movimento dell’area e modifica il metabolismo locale, causando adattamenti nel corpo. Ad esempio, una gastrite cronica può rendere i tessuti attorno allo stomaco più densi e fibrotici. Questo può impedire i movimenti fisiologici dello stomaco stesso, lo scorrimento di vasi e nervi di quella zona. Di conseguenza viene alterata la funzione di tutta l’area, portando il corpo a doversi adattare attorno ad essa. Struttura e Funzione In osteopatia la relazione tra struttura e funzione è fondamentale per capire come si strutturano le disfunzioni. L’esempio riportato sopra può dare un’idea di questa stretta connessione. L’alterazione della struttura delle fasce che rivestono lo stomaco causata da un’infiammazione cronica, va ad alterare il funzionamento di tutta l’area, modificando le funzioni dei sistemi intorno. Ad esempio, i nervi riceveranno segnali irritativi portando in spasmo i muscoli a loro connessi. I vasi faranno più fatica a distribuire elementi nutritivi e ad eliminare elementi infiammatori e di scarto. Tutto questo porta i tessuti in sofferenza. Questa funzionalità alterata porterà a sua volta nel tempo ad un’alterazione della struttura. La struttura influenzerà la funzione, che a sua volta influenzerà la struttura. E così via, in un circolo vizioso. Questo concetto è molto importante e tornerà utile nella comprensione del processo di guarigione del corpo e di come il trattamento può trasformare un circolo vizioso in un circolo virtuoso. Il Carico Allostatico e l’Equilibrista Il corpo fortunatamente ha grandi risorse ed è capace di adattarsi a tante disfunzioni. L’insieme di tutte le disfunzioni e quindi di tutti gli adattamenti a cui deve ricorrere è chiamato carico allostatico. Possiamo paragonare il nostro corpo ad un equilibrista esperto che cammina su una corda tesa e alle disfunzioni come ad oggetti di un certo peso. Se all’equilibrista che cammina sulla corda tesa viene chiesto di tenere in mano un oggetto, dovrà adattare il suo baricentro per non cadere. Un bravo equilibrista può afferrare diversi oggetti, ma cosa succede se ad un certo punto non riesce più ad adattarsi ad un nuovo carico e perde l’equilibrio? E’ in questo momento che il dolore si manifesta. Il carico allostatico diventa eccessivo e il corpo non trova più un modo per adattarsi all’ennesimo carico. Il Dolore e la Disfunzione Primaria Questo modo di guardare al dolore apre lo sguardo ad un punto di vista nuovo. Non più ad una relazione diretta di causa/effetto, ma ad una somma di piccoli e grandi adattamenti che portano il sistema ad avere sempre meno risorse disponibili, fino ad esaurirle completamente. Un esempio comune è il classico paziente che racconta di come piegandosi a raccogliere una penna a terra sia rimasto bloccato con la schiena per settimane, convinto che quel piccolo movimento gli abbia fatto “uscire un’ernia”. Se ripensiamo all’equilibrista appare ovvio che quel movimento non sia stato altro che l’ennesimo peso da mantenere in equilibrio e che sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A questo punto sarà chiaro che il lavoro da fare sarà indagare su tutta la situazione completa dei carichi presenti. Soprattutto cercando il più pesante, cioè quello che ha un peso maggiore per il sistema e che condiziona maggiormente l’equilibrio di tutto il corpo. Eccoci arrivati dunque alla ricerca della disfunzione primaria. L’Importanza di Non Inseguire il Sintomo Dopo avermi seguito in questi passaggi per comprendere meglio e a grandi linee il funzionamento del sistema, siamo arrivati a capire l’importanza della ricerca della disfunzione primaria. Se avete seguito con attenzione vi sarà chiara l’importanza di non inseguire il sintomo in osteopatia. Il compito dell’osteopata non è quello di spegnere il sintomo, ma piuttosto di rimettere l’intero sistema nelle condizioni di poter ritrovare da solo un nuovo equilibrio più efficiente. E questo è possibile andando a trovare e a trattare la disfunzione primaria, cioè l’origine dei più grandi adattamenti che stanno avvenendo nel corpo. Esempio Nei primi paragrafi parlavamo di come una gastrite cronica crea adattamenti in tutta l’area sotto e sovra diaframmatica. Spesso in questi casi si può avere un’irritazione del nervo frenico, il nervo che innerva il muscolo diaframma. Questo nervo nasce a livello della colonna cervicale scendendo poi all’interno del torace. La sua irritazione può causare lo spasmo della muscolatura cervicale, limitando il movimento del collo e non solo. Quindi capita spesso che il paziente si presenta in studio per un dolore cervicale, ma il suo vero problema non si trova lì, bensì a livello dello stomaco. Se si trattasse solo la cervicale potrebbe magari uscire un po’ più alleggerito, ma in poche ore o giorni tornerebbe come prima. Questo perché l’equilibrio del corpo non è davvero cambiato. La disfunzione primaria che ha il peso maggiore nell’equilibrio del sistema è ancora lì e continua a condizionare tutto il resto. Spesso, una volta liberata la disfunzione primaria non è neppure necessario lavorare sull’area del sintomo. Sarà il corpo stesso a ritrovare il nuovo equilibrio e ridistribuire nel corpo tutte le tensioni con la grande saggezza che gli è propria. Se ti chiedi nella pratica come può l’osteopata trovare la disfunzione primaria, ti invito a leggere questo articolo. Qui racconto meglio l’arte di questa disciplina, la cui caratteristica è proprio lo sviluppo della sensibilità palpatoria.

Immagini di mani simbolo della sensibilità dell'osteopata. Marco Cuccaro
Osteopatia Per Tutti

L’Arte dell’Osteopatia: la Sensibilità che Distingue gli Osteopati

L’osteopatia è una disciplina affascinante che si distingue da altre professioni per una caratteristica unica: la sensibilità palpatoria. Questa abilità è tanto straordinaria quanto affascinante e la possiamo paragonare alla sensibilità di un musicista nell’ascoltare variazioni impercettibili di note musicali o a quella di un sommelier nell’identificare gli aromi più sottili in un bicchiere di vino. Ma cosa significa esattamente questa “sensibilità palpatoria”? Immaginate un ragno sulla sua tela. Quando un insetto cade su di essa, il ragno è in grado di percepire le vibrazioni e le tensioni sotto le sue zampe. Questo gli permette di sapere esattamente dove si trova la preda. Ebbene, gli osteopati, in un certo senso, fanno qualcosa di simile. Quando posano le mani sul paziente, non stanno semplicemente eseguendo una serie di mosse meccaniche. Stanno, invece, esplorando un mondo di informazioni tattili e cinestetiche. La ricerca della Disfunzione Primaria L’arte dell’osteopatia è quella di individuare tensioni e squilibri nascosti all’interno del corpo. Questa sensibilità è la chiave per scoprire ciò che potrebbe sfuggire alla mano non esperta. Le tensioni nei tessuti sono come piccole “note stonate” nella sinfonia del nostro corpo. Gli osteopati sono i “musicisti” che sanno ascoltarle e individuarle. Quando un osteopata individua una tensione può seguirla fino a trovare la disfunzione primaria, cioè quella disfunzione che sta alterando in maniera consistente l’equilibrio del sistema. Se sei interessato a questo concetto osteopatico fondamentale trovi un approfondimento in questo articolo. Il Ruolo Chiave della Sensibilità Palpatoria nel Trattamento Oltre ad individuare la disfunzione primaria, la sensibilità palpatoria sarà fondamentale per decidere l’approccio migliore al trattamento. Bisogna ricordare che è sempre il corpo a sapere ciò di cui ha veramente bisogno e per questo l’ascolto dei tessuti diventa essenziale. Lasciarsi guidare dal corpo è un’arte che si impara con tanta pazienza e pratica. Ogni paziente è diverso e non ha senso utilizzare protocolli standard per tutti, al contrario è fondamentale sviluppare un ascolto che permette di dialogare con il sistema unico del paziente. Un ascolto attento e delicato capace di interpretare le reazioni dei tessuti agli stimoli delle mani esperte.

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